Ecco il mio saluto a te, dolce e carissimo amico…


Sono una persona da sempre abituata a condividere le gioie e a tenere chiusi nel cuore, i dolori. Non lo so nemmeno io le ragione di questo mio atteggiamento; forse sono un po’ belva, nel senso che se dimostro di essere ferita, sono vulnerabile – proprio come gli animale nella foresta – e questo mi fa paura.

Il dolore della tua scomparsa mi ha presa all’improvviso: sapevo di dover lasciarti andare, sapevo di non dover accanirmi nel tentativo de tenerti ancora con noi, a qualsiasi prezzo. Sapevo che eri troppo stanco e ormai provato dagli anni. E credevo che avrei vissuto la tua morte serenamente, quasi come fosse qualcosa di cui avevi bisogno. Non è stato così…

Che non volevi più lottare, che ti eri arreso me lo avevi già comunicato dal giorno precedente alla tua morte, quando hai smesso di mangiare con la foga con cui avevi mangiato fino a quel dì, in una chiara dimostrazione della tua voglia di vivere. In quel giovedì, la macchina perfetta del tuo organismo ha deciso che si era stancata, che voleva fermarsi, e tu me l’hai fatto sapere abbandonandoti accanto a me, sul divano, come se tutto d’un tratto, i tuoi 19 anni felini (92 anni umani) ti fossero diventati troppo pesanti.fenice

Ma io mi ero abituata a riferirmi a te come "phoenix", cioè, fenice: negli ultimi due anni, ci avevi spaventati più di una volta, per poi sorprendere tutti – addirittura lo zio Alessandro, il vet – mettendoti di nuovo in moto, come se le tue risorse fossero inesauribili: non lo erano!

E il venerdì, 19 giugno, dopo tutto il pomeriggio trascorso insieme, te ne sei andato, piccolo batuffolo di pelo, dolce e affettuoso. Sei tornato ad essere il mio cucciolino che dormiva sul mio cuscino, facendo una corona con il tuo corpicino intorno alla mia testa, come facevi appena sei arrivato da noi!

Cosa ti posso dire oggi, dopo più di due settimane dalla tua scomparsa, quando finalmente riesco a parlarti senza quel dolore straziante dei primi giorni senza di te – ma lo sai che ieri mattina mi sono svegliata e ho visto la tua sagoma perfetta sul letto, a guardarmi? – cosa ti posso raccontare che tu non lo sappia già? Che è stato bello vivere con te questi 19 anni? Che sei stato un compagno di avventure fantastico? Che eri bellissimo, dolcissimo e molto tenero? Potrei riempire la pagina parlando delle tue tante qualità, ma non occorre.

Invece vorrei solo ringraziarti: con il cuore ancora addolorato, ma serena, vorrei ringraziarti per aver condiviso con noi tutta la tua esistenza! Per averci donato la tua bellezza, la tua maestosa presenza, la tua intelligenza e il tuo modo birichino di starci accanto… Il tuo fare affettuoso e solidario, nei nostri momenti di tristezza. È stato un vero onore aver percorso insieme a te, 19 anni della nostra vita!

Grazie Pierrot!

Ormai sarai di nuovo un giovane e forte gattino correndo insieme alle "ragazze" (Tisiu, Lulu, Pepita e Nina) oltre alla Niglia e a Pakhita, nel bellissimo prato esistente aldilà del Ponte dell’Arcobaleno. Ci rivedremmo lì: ci puoi contare!

Pierrot_17

Prendo spunto da Marcel Arland, che aveva un gatto chiamato Nerone, la cui morte gli ispirò alcune pagine del suo libro L’Instant et la Vie"So bene che la sofferenza e la morte di un gatto non sono che infime cose nel tormento del nostro mondo. Qualcuno mi rimprovererà senz’altro di mescolare un gatto ai problemi degli uomini. Non posso farci nulla. Ho vissuto abbastanza e mi sento abbastanza libero da amare e rimpiangere ognuno degli esseri di questo mondo, fosse anche un gatto, e per rendergli omaggio al momento della morte."

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Proprio oggi, 5 luglio, sarebbe stato il compleanno di mio papà, deceduto nel 2005. Avrebbe compiuto 93 anni se fosse vivo. Da lui, tra le tante altre cose, ho imparato l’amore e il rispetto per gli animali. Ciao, pa’…